27 maggio 2012

Un libro e un quaderno nel mio destino

Un titolo bellissimo per il Carnevale dei libri di scienza n°8 che verrà pubblicato domani su Gattivity Emanuela Zerbinatti.

Ecco come Emanuela introduce questo splendido tema nella presentazione del Carnevale: "Non importa di quale scienza vi stiate occupando oggi, né se poi siate diventati davvero scienziati. Raccontatemi quale libro di scienza vi ha fatto desiderare di occuparvi di questo nella vita o quali hanno corretto la rotta del vostro cammino. Perché, non dimentichiamo che il cammino per diventare scienziati è lungo. E, a ben guardare, non finisce mai. Nel corso degli anni le inversioni di percorso o anche solo piccoli aggiustamenti ci sono. E chissà che dietro non ci sia proprio un libro."

Ora sarete forse curiosi di sapere qual è il mio. Ci ho pensato a lungo, mancano poche ore alle 12, termine per consegna dei contributi, ed io inizio a scrivere solo ora.


Potrei citarvi  L'Anello di Re Salomone scritto dall'etologo austriaco Konrad Lorenz. L'immersione totale dello scienziato nel suo lavoro è uno splendido esempio di cosa voglia dire fare qualcosa per passione.

"Chi mai oserebbe infatti imporre alla consorte di lasciar circolare liberamente un ratto domestico, che con i denti strappa tanti bei pezzettini dalle lenzuola per tappezzaze la tana; o di permettere a un cacatua di beccar via tutti i bottoni dalla biancheria stesa in giardino; o di accogliere, per la notte, in camera da letto, un'oca selvatica addomesticata, per lasciarla poi volar via dalla finestra al mattino?"... E potrei continuare così per altre venti pagine."
(Konrad Lorenz, L'anello di Re Salomone, Quando gli animali combinano guai)


Potrei parlarvi anche l'Enciclopedia della Salute del 1976 Edizioni Librex.
Una delle più belle immagini dell'enciclopedia, tratta dal I volume.
L'aveva comperata mia mamma, da sempre attratta dai temi medici, anche se poi ha scelto un'altra strada. Quei volumi rossi hanno sempre esercitato su di me un fascino incredibile.
Su quella enciclopedia, una volta, avevo visto un'immagine del cuore. Ricordo che, a scuola, dissi ai miei compagni e alla maestra: "Il cuore ha la forma di un telefono!" L'arco aortico, ai miei occhi di bambina, sembrava la cornetta telefonica! Chissà perché!

Questi per me sono stati due testi importanti. Sono, però, arrivata alla conclusione che, prima di un libro, nel mio destino c'è un quaderno. Il mio quaderno di scienze delle medie che ora, mentre scrivo, è qui accanto a me.
Un quaderno ricco di schemi, disegni, riassunti, colori... Entusiasmo.
Ed è un quaderno semplice che fornisce le informazioni più importanti, senza nozioni poco comprensibili e semplicemente mnemoniche.

Naturalmente un libro c'era. E me lo ricordo ancora.  Era Le Monnier di scienze sperimentali. Purtroppo non ce l'ho più, sono passati vent'anni. In rete non trovo neppure l'immagine di copertina.
Era un bel librone, di quelli di una volta, un unico libro per 3 anni. Che sfogliavo, sfogliavo, sfogliavo... Studiavo e lavoravo sul mio quaderno. 


Eccovi qualche bel lavoro realizzato con la professoressa Daniela Volpi. Sono lavori di una bambina di 11 anni, senza pretese, ma ci sono davvero affezionata! E voglio dire un grazie alla professoressa di allora che ci ha fatto realizzare questo coloratissimo quaderno.

Le trasformazioni dell'acqua

Il disegno di un'esperienza di laboratorio per comprendere le soluzioni

Una mia interpretazione della catena alimentare

La pelle. Chissà se alle allieve del CFP questo disegno ricorda qualcosa?!

Quando ne ho avuto l'occasione, ho cercato di creare sui quaderni dei miei studenti quella stessa atmosfera. Credo che, soprattutto i ragazzi delle medie e del biennio delle superiori, abbiano bisogno di fare, per comprendere e assimilare.

I libri di oggi sono pieni di spunti e di approfondimenti, forse troppi; a volte, semplicemente, sono mal interpretati dai docenti.

Quest'anno ho avuto poche occasioni di stare in classe, ma ho avuto molte occasioni di stare a contatto con i ragazzi, che in classe ci vanno ogni giorno. E di parlare con loro.
Purtroppo, a volte, c'è la demotivazione nei loro occhi: la mancanza di entusiasmo lascia il posto all'indifferenza o, se siamo fortunati, al semplice senso del dovere.
Teste riempite di nozioni, spesso senza un perché, fine a se stesse; quaderni bianchi, vuoti, senza un pensiero, un riassunto, uno schema o un disegno. Libri sottolineati "sotto dettatura", senza uno spunto di riflessione, un commento, una curiosità. Termini imparati a memoria. Il programma è questo, lo dovete imparare, che vi piaccia o no, non c'è tempo.

Un ragazzo che conosce a malapena la struttura del DNA, che non sa chi lo ha studiato e scoperto, cosa può mai comprendere dell'ingegneria genetica?
Ha davvero senso far loro studiare la reazione polimerasica a catena, i passaggi del sequenziamento, dell'elettroforesi o la terapia genica?
Studiare i 12 nervi cranici o le diverse parti che compongono il tronco cerebrale, è utile a uno studente di seconda media?

Non lo so, forse mi sbaglio. 
E' giusto che un ragazzo si renda conto delle nuove scoperte in campo scientifico ma, forse, è meglio riflettere insieme sul cambiamento, sulle potenzialità.
In 50 anni siamo passati dalla conoscenza della struttura del DNA, alla possibilità di sequenziare il genoma umano. E' bello che un ragazzo delle medie conosca il sistema nervoso: magari, però, è più utile, riflettere sul suo funzionamento, sulla sua incredibile velocità e precisione, piuttosto che imparare a memoria una serie di termini, che nella testa di un allievo non riescono ad acquisire un significato o una valenza precisa.

Scusate la vena un po' polemica del post, ma non sopporto il nozionismo fine a se stesso, privo di elaborazione, di personalizzazione, di obiettivi.

Grazie al web e all'esperienza di Science for passion, so che la scuola italiana è anche altro. Per fortuna, ho conosciuto molti insegnanti in gamba e che, sono sicura, portano in classe ogni giorno il loro entusiasmo e le loro competenze, senza perdere mai di vista l'obiettivo.
Non dimenticate mai l'importanza del nostro lavoro e il grande privilegio che avete ogni giorno entrando il classe.


Dedico il post ai miei professori di allora e ai miei studenti, di ieri, di oggi e, spero, di domani.
Tania Tanfoglio


"Non ho mai insegnato nulla ai miei studenti; ho solo cercato di metterli nelle condizioni migliori per imparare" (Albert Einstein)

5 commenti:

  1. Immagino che L'anello di Re Solomone debba essere un bel libro, ho letto qualche frase e tanto e bastato a colpirmi, provvederò ad acquistare il libro :-)
    Per quanto riguarda la situazione scolastica devo darti ragione. Molto spesso si tende a riempire la testa degli studenti con tante nozioni che si rivelano inutili se giustamente non gli viene dato un senso pratico. Fortunatamente esistono insegnanti valadi ma assieme a questi io accosterei anche gli studenti validi. Gli studenti che anzichè avere voglia di memorizzare a memoria hanno voglia di capire, quelli che magari non si fermano dietro gli appunti derivati dalle spiegazioni ma che approfondiscono l'argomento non per ricevere un bel voto bensì per il piacere di arricchirsi interiormente. Oggi noto sempre più studenti/amici che a scuola ci vanno perchè d'obbligo, che magari isolano i meritevoli perchè "secchioni" e che riuscirebbero a far passare anche un buon insegnante per uno cattivo, occorrerebbe far capire loro la vera importanza che ha lo studio ma mi rendo conto che non è facile. Alcuni studenti riusciranno a rendersene conto da soli, altri magari no e saranno costretti a fare la triste scoperta dopo la scuola (salvo i casi eccezionali)

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    1. Molti sono gli studenti in gamba, è indispensabile valorizzarne il merito, nella scuola come nella società. A mio parere la voglia di conoscere e capire va sempre soddisfatta e premiata.
      Bisogna però trovare il modo di mettere in risalto le abilità e le capacità di ciascuno: molti vanno a scuola perché è un obbligo, perché nessuno gli ha mai dimostrato che è anche un piacere (ed è anche un privilegio, pensiamo ai nostri nonni che andavano a lavorare da bambini). Non è sempre semplice, in più delle volte è un'impresa titanica. Sta al docente trovare la giusta chiave di comunicazione con ogni allievo. Anche il più difficile, prima o poi, ti segue e ti ascolta, magari a modo suo, ma lo fa, se riesci a trovare la giusta chiave per comunicare. Il problema è proprio la difficoltà, in un ambiente come quello scolastico, di tenere conto delle caratteristiche del singolo, di comunicare con un gruppo di 20 / 30 ragazzi e, contemporaneamente, con ciascuno di loro.

      Per il libro: su google play lo trovi a € 5,99 e puoi leggerti un'anteprima delle prime 10 pagine!

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    2. Grazie per l'info sul libro!

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  2. Sono assolutamente d'accordo con te, volevo solo esprimere una nota a favore dei professori nel non fare di tutta l'erba un fascio. Certamente quanto ho detto riguardo ai professori vale anche per gli studenti e non voglio togliere alcun merito a loro. La mia voleva essere una riflessione da ex-studente riguardo al rapporto docente-alunno nel non voler addossare completamente la colpa ai professori in quanto dovrebbe esserci una collaborazione da ambo le parti. Il vero problema come giustamente affermi è "comunicare con un gruppo di 20/30 ragazzi e, contemporaneamente, con ciascuno di loro".

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    1. Parole sagge, Giuseppe. La collaborazione è fondamentale da ambo le parti.

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