23 aprile 2011

Un carnevale della chimica all'insegna dei sensi


È on-line il quarto Carnevale della chimica su Arte e Salute! Un’immersione unica nei cinque sensi e molto altro ancora…   



La vista è l’argomento che ho scelto per partecipare a questo quarto Carnevale: ne è uscito un post che spazia dalla fisica alla biologia, per arrivare alla padrona di casa, la chimica, e concludere con la disciplina che da sempre più mi affasciana: la genetica!

Buona Lettura a tutti!
Tania Tanfoglio

19 aprile 2011

Il senso della vista: una panoramica a 360 gradi

Il processo visivo ci consente un'immagine tridimensionale del mondo esterno, ci permette di cogliere le sfumature di colore, il movimento di un oggetto o la sua stessa funzione; il tutto, con un semplice sguardo.
Questo incredibile processo è reso possibile grazie alla ricezione degli stimoli luminosi. Ogni oggetto colpito dalla luce, infatti, è in grado di rifletterla ed i nostri occhi  colgono questa informazione che verrà poi trasmessa al cervello; come conseguenza, in totale assenza di luce, i nostri occhi non sono in grado di vedere.

Dato che la nostra capacità di vedere dipende innanzitutto dalla presenza di luce, iniziamo questo affascinante viaggio alla scoperta del fenomeno visivo, partendo dalla fisica: cerchiamo, in primo luogo, di capire qual'è la natura della luce.


FISICA: la natura della luce

Per molti secoli gli scienziati hanno studiato la natura della luce. Nel XVII secolo Isaac Newton pensava che la luce fosse un flusso di particelle (i fotoni), mentre Christiaan Huygens, uno scienziato olandese, riteneva che la luce fosse fatta di onde elettromagnetiche. Avevano ragione entrambi: la luce a volte si comporta come un flusso di particelle, a volte come un’onda; dipende dal tipo di fenomeno che stiamo osservando.

Se una particella è di semplice immaginazione, un'onda elettromagnetica è sicuramente più complessa.
Bisogna tenere presente che esistono tanti tipi di onde elettromagnetiche, ciascuna caratterizzata da una propria lunghezza d’onda. La lunghezza d’onda è la distanza tra una cresta e la successiva.
La lunghezza d'onda è la distanza tra due creste. Immagine è tratta da Wikimedia.


Spectre
L'immagine è tratta da Wikimedia; cliccando qui potete accedere alla voce relativa allo spettro elettromagnetico. L'immagine originale è cliccabile... Cliccando sulle corrispondenti immagini, infatti, è possibile accedere alle pagine su: raggi gamma, raggi X, ultravioletti, luce visibile, infrarosso e onde radio... Davvero ben fatta!

Nella luce bianca del sole ci sono tante onde di lunghezza d’onda diverse: ognuna è di un colore differente e la loro sovrapposizione dà l’effetto della luce bianca.
Le foglie ci appaiono verdi perché, quando vengono colpite dalla luce bianca, riflettono solo la componente verde ed assorbono gli altri colori. Una mela è rossa perché assorbe tutti i colori tranne il rosso. La neve è bianca perché riflette in egual misura tutti i colori dello spettro... L'inchiostro della penna è nero perché ha la proprietà di assorbire tutti i raggi luminosi.

Ora, che abbiamo chiarito cos'è la luce, possiamo passare dalla fisica alla biologia: vediamo insieme come funziona l'occhio ed il lungo percorso della luce che, trasformata in impulso nervoso, diventa comprensibile al nostro cervello!


BIOLOGIA: l'anatomia dell'occhio ed il meccanismo della visione

Gli occhi sono organi molto delicati: per questo motivo, al loro esterno, troviamo le palpebre e le ciglia che impediscono l'ingresso di corpi estranei e difendono l'occhio dalla luminosità eccessiva.
Il battito delle palpebre, inoltre, mantiene umida la congiuntiva, ovvero la superficie dell'occhio a contatto con l'esterno.
La parte anteriore del globo oculare sporge leggermente ed è costituita dalla cornea, una membrana trasparente dietro la quale troviamo l'iride, l'area colorata dell'occhio, contenente muscolatura liscia.
Il suo compito è quello di regolare la quantità di luce che entra nell'occhio: se c'è molta luce l'iride si restringe; se ce n'è poca, l'iride si allarga.
La zona nera al centro dell'iride, invece, è la pupilla, il foro attraverso il quale passa la luce. In questo modo la luce raggiunge la lente dell'occhio: il cristallino che convoglia le immagini sulla retina.
Il globo oculare non è vuoto: l'umor acqueo è un liquido che si trova tra il cristallino e la cornea; l'umor vitreo è, invece, una sostanza gelatinosa che si trova nella zona compresa tra il cristallino e la retina.
Quest'ultima è formata da uno stato di cellule molto particolari chiamate fotorecettori, sensibili alla luce e ai colori.

Ente fornitore dell`immagine: INDIRE-Patrimonio librario    Creative Commons: attribuzione-non commerciale-condividi allo stesso modo 2.5 Italia
Sito web www.indire.it

I recettori della retina sono di due diverse tipologie: i coni ed i bastoncelli. I coni entrano in funzione in condizioni di buona luminosità (visione fotopica) e ci permettono di distinguere i colori; sono in grado di percepire i dettagli più fini e i cambiamenti più rapidi in un'immagine visiva perché i loro tempi di risposta agli stimoli sono più veloci.
I bastoncelli, invece, non sono sensibili ai colori ma sono fondamentali perché ci consentono di distinguere ciò che ci circonda anche in condizioni di scarsa luminosità (visione isotopica).

Vi propongo due immagini, molto ingrandite, della struttura dei fotorecettori.


L'immagine rappresenta i coni (in verde) e i bastoncelli (in rosa); è tratta dal sito http://lolatbio.wikispaces.com dove potete trovare una bella e approfondita trattazione dell'occhio in lingua inglese.
I cono ed i bastoncelli sono cellule molto speciali dalla forma piuttosto allungata, che contengono dei pigmenti indispensabili per la visione, come vedremo tra poco.
Ciascun fotorecettore è organizzato in tre settori:
  • Un segmento esterno con i dischi, su cui sono posizionati i pigmenti che reagiscono allo stimolo dei fotoni.
  • Un segmento interno: con gli organelli, strutture specializzate indispensabili al fotorecettore per produrre proteine ed energia.
  • La terminazione sinaptica: permette la trasformazione del segnale luminoso in un impulso nervoso, comprensibile al nostro cervello.
    I fotorecettori si trovano nello strato più esterno della retina; lo strato intermedio è formato da numerosi neuroni e quello più interno da fibre nervose: queste, riunendosi tutte insieme, formano il nervo ottico. La zona di convergenza è nota come punto cieco dell'occhio: è una zona dell'occhio priva di fotorecettori, dove nasce il nervo ottico. Le immagini che cadono  in questa zona non possono essere percepite.  


    Per rendersi conto di quanto ho appena descritto, basta un semplice test: posizionatevi a circa 25-30 cm dal monitor; chiudete l'occhio sinistro e fissate la croce con l'occhio destro... In questo modo il pallino nero scompare!  Cade, infatti, nel punto cieco dell'occhio: il cervello cerca di riempire lo spazio vuoto con lo sfondo più probabile, ovvero uno sfondo bianco!


    Immagine per individuare il punto cieco dell'occhio. Immagine è tratta da Wikimedia.

    Sulla retina si forma un'immagine rimpicciolita e capovolta: il compito dei fotorecettori è trasformare uno stimolo visivo in un impulso nervoso, che il nostro cervello utilizza per "vedere" il mondo che ci circonda.

    Il nervo ottico di destra e quello dell'occhio sinistro si incontrano in una zona del cervello chiamata chiasma ottico: a questo livello, una parte delle fibre dei nervi ottici si incrociano tra loro. Superato il chiasma, gli impulsi nervosi raggiungono una zona del cervello chiamata corpo genicolato laterale: qui  avviene una prima elaborazione che contribuisce, ad esempio, alla percezione del movimento e dei colori. La via che conduce gli impulsi nervosi dal chiasma al corpo genicolato laterale prende il nome di tratto ottico.

    L'immagine è tratta dal sito dell'Associazione Nazionale degli Insegnanti di Scienze Naturali,
    dove trovate anche un ipertesto sulla visione.
    L'elaborazione finale avviene nella corteccia visiva, situata nel lobo occipitale: essa è organizzata in strati, ciascuno con un un ruolo preciso; nel suo insieme, consente di riunire tutte le informazioni riguardanti un oggetto ed rielaborarle per  averne una visione complessiva. 


    Gray728
    Il lobo occipitale è quello che elabora l'informazione visiva. Immagine è tratta da Wikimedia.

    Immaginiamo di osservare un libro: il colore della copertina, le sue dimensioni e la sua forma vengono percepite come informazioni separate a livello della retina, ma vengono poi riunite insieme per restituirci l'immagine del libro a livello della corteccia visiva primaria.

    Altre zone, legate alla corteccia visiva primaria e note come aree associative ci permettono di comprendere la funzione di un oggetto noto semplicemente osservandolo: è grazie a queste aree che riconosciamo il significato di una parola, una persona cara o a cosa serve un oggetto.

    Il viaggio affascinante che la luce, trasformata in impulso nervoso, compie dall'occhio fino al cervello, non sarebbe possibile senza i fotorecettori: vediamo, dunque, di capire meglio come funzionano e qual'è il ruolo dei pigmenti in essi contenuti.



    CHIMICA: le porpore visive dei coni e dei bastoncelli 

    Una caratteristica peculiare dei fotorecettori è la presenza al loro interno di fotopigmenti (chiamati anche porpore visive). 

    La rodopsina è una proteina che si trova nel segmento esterno dei bastoncelli; è provvista di sette eliche che attraversano la membrana del fotorecettore.

    Rodopsina. Immagine è tratta da Wikimedia.
    La rodopsina è una proteina coniugata, ovvero formata da due componenti: l'opsina ed il retinale, un derivato della vitamina A. È molto importante assumere questa vitamina attraverso una corretta alimentazione: una sua carenza è causa di disturbi visivi, come la scarsa visione in penombra. La vitamina A è presente negli alimenti di origine animale: fegato, latte, derivati del latte e uova; ne sono particolarmente ricchi anche i vegetali di colorazione giallo / arancione e quelli a foglia.

    Retinale. Immagine è tratta da Wikimedia.

    All-trans-Retinol2
    Vitamina A. Immagine è tratta da Wikimedia.

    Quando un fotone colpisce la rodopsina, la proteina si scinde in opsina e retinale; in questo modo, si attiva una cascata di reazioni chimiche e  si generano gli impulsi nervosi indispensabili al cervello per comprendere ed elaborare l'immagine visiva.

    La scissione della rodopsina è un processo reversibile; al buio, infatti, avviene spontaneamente il processo opposto: a partire dall'opsina e dal retinale, viene, infatti, sintetizzata la rodopsina.


    Nei coni, al posto della rodopsina, troviamo tre diversi pigmenti. Esistono, dunque, tre tipi di coni, ciascuno dei quali contiene uno specifico pigmento ed è particolarmente sensibile ad una diversa lunghezza d'onda dello spettro visibile.

    I tre tipi di coni presenti nella retina rispondono alle radiazioni luminose di lunghezza d'onda corte, intermedie e lunghe.
    • I coni sensibili alle lunghezze d'onda corte contribuiscono alla percezione del blu.
    • I coni sensibili alle lunghezze d'onda intermedie contribuiscono alla percezione del verde.
    • I coni sensibili alle lunghezze d'onda lunghe contribuiscono alla percezione del rosso.
    Le tre tipologie di coni sono sensibili a tre diverse lunghezze d'onda. Immagine è tratta da Wikimedia.

    I fotopigmenti dei coni differiscono dalla rodopsina nella parte proteica, che viene chiamata fotopsina
    Anche nei coni, per effetto della luce, si verifica la scissione della porpora visiva in retinale ed fotopsina e, nel buio, la risintesi della molecola di foto-pigmento.  


    GENETICA: il daltonismo e la visione dei colori
      
    Concludo questo post sul senso della vista parlandovi di una malattia genetica legata alla percezione dei colori: il daltonismo.
    Le persone daltoniche hanno un'alterata la percezione dei colori. che può manifestarsi in forma parziale o completa, con l'incapacità di distinguere il rosso, il verde, il blu o il giallo.
    Il nome della malattia deriva dal chimico inglese John Dalton che alla fine del Settecento, descrisse per primo la patologia, della quale era affetto.
    Il daltonismo è una malattia genetica legata al cromosoma X; colpisce prevalentemente soggetti di sesso maschile: le donne, infatti, hanno due cromosomi X ed è molto infrequente che l'alterazione lì colpisca entrambi. Gli uomini, invece, hanno un unico cromosoma X e, se l'alterazione è presente, si manifesta anche la malattia. Un uomo trasmette il gene mutato a tutte le figlie femmine, che saranno portatrici sane della malattia. 
    Il daltonismo compare nelle donne esclusivamente quando il cromosoma difettoso è trasmesso dal padre e anche dalla madre, portatrice sana del daltonismo.


    Vediamo lo stesso concetto espresso con delle tabelle.

    Un uomo daltonico  (XY) trasmette il cromosoma X con la malattia a tutte le figlie femmine (XX). Le figlie femmine di un uomo daltonico saranno, dunque, portatrici sane di daltonismo. Queste non manifesteranno mai la malattia ma potranno trasmetterla ai loro figli.


    X
    Y
    X
    XX
    XY
    X
    XX
    XY

    Una donna portatrice sana di daltonismo (XX), ad ogni concepimento, avrà il 50% di possibilità di trasmettere il cromosoma sano (X) o quello malato (X). Di conseguenza: 
    • Se nasce un figlio maschio avrà il 50% di possibilità di essere daltonico.
    • Se nasce una figlia femmina avrà il 50% di possibilità di essere portatrice sana di daltonismo.


    X
    Y
    X
    XX
    XY
    X
    XX
    XY

    Infine, una donna portatrice sana di daltonismo (XX) ed un uomo daltonico, (XY) ad ogni concepimento, avranno:
    • Il 25% di possibilità di avere un figlio maschio non affetto dalla malattia (XY).
    • Il 25% di possibilità di avere un figlio maschio daltonico (XY).
    • Il 25% di possibilità di avere una figlia femmina portatrice sana (XX).
    • Il 25% di possibilità di avere una figlia  femmina daltonica (XX).

    X
    Y
    X
    XX
    XY
    X
    XX
    XY


    Questo post partecipa al quarto carnevale della chimica dal tema "la chimica dei sensi" ospitato da Emanuela Zerbinatti sul suo blog Arte e Salute.

    Tania Tanfoglio




    Bibliografia

    Eric Kandel. Fondamenti delle Neuroscienze e del comportamento, Casa Editrice Ambrosiana, 1999.

    Casella C., Taglietti V. Principi di fisiologia - Volume 2, La Goliardica Pavese, 2001.

    09 aprile 2011

    Piccole donne crescono - Introduzione alla sessualità e alla contraccezione per adolescenti

    Come alcuni dei miei lettori sanno, insegno anatomia, igiene e dermatologia in un istituto professionale per giovani estetiste e parrucchiere. 
    Durante le lezioni si trattano, oltre alle tematiche strettamente professionali, argomenti riguardanti l'anatomia, la fisiologia e la tutela della salute.

    Oggi ho deciso di rendere disponibili on line le diapositive che ho preparato per le lezioni di anatomia delle classi seconde. Si tratta di 90 slide che, dopo una breve introduzione, spiegano:
    • L'anatomia dell'apparato riproduttore femminile
    • L'anatomia dell'apparato riproduttore maschile
    • Il ruolo degli ormoni sessuali
    • Il ciclo mestruale
    • L'importanza dei controlli periodici per la salute
    • La contraccezione
    • La fecondazione e la gravidanza
    • Le malattie sessualmente trasmesse
    L'idea di questa presentazione è nata per rispondere all'esigenza delle ragazze di conoscere il loro corpo, il suo funzionamento ed i cambiamenti connessi con l'adolescenza, nonché i temi della prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse e della gravidanza.

    Per lo più, questo lavoro è stato realizzato a partire dal materiale proposto sul sito Scegli TU. Tutte le immagini (alcune delle quali reperite tramite ricerca libera su internet) ed i contenuti sono stati scelti a puro scopo didattico e restano di esclusiva proprietà dei rispettivi autori.

    Le informazioni fornite nella presentazione sono di natura generale ed hanno scopo puramente divulgativo, pertanto non possono sostituire in nessun caso il consiglio di un medico.

    View more presentations from ScienceForPassion

    Completo il post con i due video che ho citato nella presentazione:




    Infine, se volete approfondire il discorso relativo alla contraccezione, consiglio questo post:
    Contraccettivi: guida alla scelta e domande frequenti dal sito http://www.farmacoecura.it
    Buona lettura e buona visione!

    Tania Tanfoglio

    28 marzo 2011

    Molecole chimiche... Naturali

    Troppo spesso il concetto di composto chimico è associato al termine artificiale; infatti, quando si parla di sostanze chimiche, si pensa spesso a molecole prodotte artificialmente dall'uomo in laboratorio.
    In realtà tutte le sostanze sono chimiche: dall'ossigeno dell'aria, all'acqua dei mari, fino a tutte le molecole che compongono il corpo umano.
    A volte, le sostanze presenti in natura vengono utilizzate dall'uomo, ad esempio, per preparare dei medicinali. È proprio di questo che vorrei parlare oggi: alcuni farmaci, infatti, trovano la loro origine in ricette che ci sono state fornite direttamente dalla natura!

    L'esempio più famoso è probabilmente quello dell'acido acetilsalicilico, principio attivo dell'aspirina.
    Questa molecola è la più nota tra i farmaci antiinfiammatori; viene utilizzata anche come antifebbrile o anticoagulante e deriva dal salice bianco (nome botanico Salix alba).

    Salix alba11
    Salix alba
    Il suo utilizzo è noto fin dall'antichità: Ippocrate nei suoi scritti descrive, infatti, la salicina, una polvere amara estratta dalla corteccia del salice bianco, capace di alleviare il dolore ed abbassare la temperatura corporea. 
    La salicina, sciolta in acqua, si comporta come un acido; da qui, il nome: acido salicilico. 
    Il termine "acetil" si riferisce, invece, ad una modifica della molecola, attuata in laboratorio, che aiuta a minimizzarne gli effetti collaterali.


     
    Acido salicilico (salicina)

    Acido acetilsalicilico

    L'acido acetilsalicilico può, tuttavia, causare reazioni allergiche in soggetti predisposti; altri effetti avversi riguardano le persone soggette ad emorragie e quelle che soffrono di gastropatie, asma od insufficienza renale. Il medicinale è controindicato anche nell'ultimo trimestre di gravidanza perché può provocare emorragie sia nel feto che nella madre.


    Vediamo ora un altro esempio interessante.
    Il chinino è stato il primo medicamento efficace contro la malaria: si ricava dalla corteccia della Cinchona officinalis, una pianta arborea, originaria delle Ande.
    Corteccia della Cinchona officinalis
    Negli ultimi decenni dell'Ottocento la malaria era presente anche in molte zone d'Italia; per questo motivo, nel 1895, fu approvatala la legge sul "Chinino di Stato", che imponeva un prezzo massimo per il medicamento, al fine di evitare speculazioni.
    Il chinino è stato il farmaco d'elezione per la cura della malaria fino alla prima metà del Novecento, quando furono scoperte nuove sostanze in grado di contrastare la malattia. Il chinino è tuttora utilizzato per trattare la malaria in alcune situazioni critiche, resistenti ai farmaci di prima scelta.

    A dosi terapeutiche il chinino può, tuttavia, portare ad una lieve intossicazione: nausea, cefalea, disturbi visivi, vertigini, acufeni e sordità, ne sono i sintomi principali; in dosi elevate, il farmaco è tossico per il cuore e può risultare addirittura fatale.


    Altro famoso esempio è la digitalina, un cardiotonico che deriva dalla Digitalis purpurea.

    Digitalis purpurea
    Questa sostanza è in grado di diminuire il ritmo cardiaco e di aumentare la forza di contrazione del miocardio (muscolo del cuore).

    La digitalina, se ingerita, anche in dosi minime, è tossica: l'intera pianta è velenosa, comprese le radici ed i semi. I primi sintomi di intossicazione possono includere: nausea, vomito, dolori addominali, allucinazioni e mal di testa; la riduzione del ritmo cardiaco può essere fatale.


    Infine, l'atropina. Questa molecola deriva dall'Atropa belladonna e viene utilizzata come midriatico (farmaco che dilata la pupilla) in oftalmologia.
    Atropa Belladonna. Illustrazione da Wikipedia.

    A dosi minime l'atropina ha anche un effetto sedativo sul sistema nervoso; a posologie elevate, invece, causa: agitazione, confusione mentale ed insonnia. I livelli di tossicità variano da persona a persona, ma un'intossicazione può anche essere letale.

    Il nome botanico di questa pianta ha origine nella mitologia greca e nell'uso cosmetico che si faceva dell'Atropa belladonna nel Rinascimento.
    Secondo la mitologia greca, le tre Moire sono figlie di Zeus e Temi: Cloto tesse il filo della vita; Lachesi offre gioie e tristezze, determinando la svolta che prenderà l'esistenza dell'uomo; Atropo, infine, taglia il filo della vita e porta alla morte. Il nome atropina deriva proprio da Atropo: l'ingestione delle bacche della Belladonna è, infatti, mortale.
    Il termine specifico belladonna fa, invece, riferimento alle nobildonne del Rinascimento che usavano questa pianta per rendere lucenti gli occhi: come ricordato precedentemente, infatti, la belladonna viene ancora oggi utilizzata per la sua capacità di dilatare la pupilla. 

    I semplici esempi citati in questo post evidenziano anche un altro concetto importantissimo: non tutto ciò che è naturale è, necessariamente, anche innocuo e sicuro. Spesso si è portati a credere che una sostanza non sia pericolosa semplicemente perché è naturale: la salicina, il chinino, la digitale e l'atropina ci hanno, invece, mostrato come questa credenza possa essere pericolosa. 

    In conclusione, ogni sostanza chimica, naturale o prodotta dall'uomo in laboratorio, non va mai assunta con leggerezza, senza il consiglio di un medico; è fondamentale informarsi sugli effetti, positivi e negativi, e sapersi regolare di conseguenza, senza incorrere dell'errore di ritenere nocivo ogni composto artificiale ed inoffensiva ogni sostanza di origine naturale.


    Tania Tanfoglio

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    Immagini

    Tutte le immagini sono tratte da Wikimedia: cliccando su ciascuna immagine è possibile visualizzare la pagina originale. 


    Bibliografia

    Enrica Campanini. Dizionario di fitoterapia e piante medicinali, Tecniche Nuove, 2004.
    Kent R. Olson. Intossicazioni Acute: Veleni, Farmaci e Droghe, Springer, 1999.

    23 marzo 2011

    Un tuffo nel terzo Carnevale della Chimica

    L'appuntamento con il Terzo Carnevale della Chimica è scoccato ieri sera, con qualche ora d'anticipo, sul blog  Il chimico impertinente. L'idea di Paolo Gifh è stata davvero bella: unire il 22  marzo Giornata Mondiale dell’Acqua con questo terzo Carnevale che aveva proprio l'acqua come tema dominante!

    Ben 37 blog partecipanti e 60 articoli incorniciati da una bellissima presentazione di Paolo. Davvero stupendi i font a tema e naturalmente, per la prima volta, possiamo ammirare anche il logo ufficiale del terzo Carnevale della Chimica.


    Quasi dimenticavo... Anch'io ho dato il mio contributo con il post: l'acqua da un punto di vista biologico!

    Il prossimo appuntamento è per il 23 aprile su Arte e Salute con “La chimica dei Sensi”!
    Buona lettura a tutti!

    Tania Tanfoglio

    14 marzo 2011

    L'acqua da un punto di vista biologico

    In questo post, che partecipa al terzo Carnevale della Chimica ospitato dal Chimico impertinente, vorrei parlarvi dell'importanza dell'acqua per il benessere generale dell'organismo umano. 
    Iniziamo con qualche percentuale.
    Nel neonato l’acqua rappresenta circa il 75% del peso corporeo; nell’adulto questa percentuale si stabilizza attorno al 55-65%, per diminuire nuovamente nell'anziano (50% circa). 
    Human body concentrations
    Figura1: Percentuale d'acqua e altre sostanze chimiche nell'organismo umano. Immagine tratta da Wikimedia
    Inoltre, a partire dall’adolescenza, si evidenziano delle differenze di genere: la donna, infatti, presenta costituzionalmente una maggiore quantità di tessuto adiposo (povero di acqua) e, quindi, nell'organismo femminile c'è una minore quantità di acqua rispetto a quello maschile.

    L'acqua corporea è localizzata per il 65-70% all’interno delle nostre cellule (acqua intracellulare) e ne determina il volume e il turgore. 
    Il restante 30-35% costituisce l'acqua extracellulare che comprende, ad esempio, il plasma e la linfa.
    Queste semplici percentuali ci fanno capire quanto sia importante l'acqua per il nostro organismo e perché sia fondamentale mantenere un corretto bilancio idrico, ovvero un equilibrio tra le entrate e le uscite di acqua nel nostro corpo.

    Nella seguente tabella si può facilmente valutare il bilancio idrico di una persona; è importante  non dimenticare che tale parametro è influenzato da diversi fattori come: l'età, l'alimentazione, l'attività fisica o il clima.


    Bilancio idrico giornaliero medio in una persona adulta

    Acqua introdotta
    Acqua eliminata
    Acqua esogena, introdotta dall’esterno
    Bevande
    1200 ml
    Urine
    1400 ml
    1000 ml
    Feci
    200 ml
    Acqua endogena, prodotta dall’organismo
    Ottenuta attraverso le reazioni chimiche che avvengono nel corpo umano
    300 ml
    Traspirazione cutanea
    600 ml
    Sudorazione
    300 ml
    TOTALE
    2500 ml
    TOTALE
    2500 ml
    Tabella 1: Bilancio idrico giornaliero. Cliccando sul link Alimenti, proposto anche nella tabella, si accede alle tabelle di composizione degli alimenti dell'Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN). Attraverso pochi e semplici clic, vengono visualizzati i dati relativi all'alimento desiderato e, naturalmente, se ne può valutare anche il contenuto di acqua.

    I principali mezzi attraverso i quali l'organismo umano riesce a mantenere l’equilibrio idrico sono: il meccanismo della sete ed il riassorbimento dell’acqua da parte dei reni.

    Il centro della sete si trova nell'ipotalamo, una piccola ghiandola collocata nel cervello; l'ipotalamo raccoglie le informazioni provenienti dai vari distretti dell'organismo e, in caso di bisogno, ci fa percepire la sensazione di sete.
    Animazione tratta da Wikimedia: in rosso, rappresentazione tridimensionale dell'ipotalamo.
    La disidratazione può anche essere molto pericolosa: crampi, debolezza e malessere generale, ne sono solo i primi sintomi; se la disidratazione raggiunge il 10%, può essere a rischio la sopravvivenza dell'individuo.
      I reni si trovano nell'addome in posizione posteriore, ai lati della colonna vertebrale. La  loro principale funzione è quella di eliminare le sostanze di rifiuto, attraverso l'urina.
       
      Mediamente l'urina escreta in 24 ore è pari a 1,4 - 1,5 litri; questo valore può, tuttavia, variare notevolmente in base alla quantità di liquidi che vengono assunti o persi durante la giornata.

      Da quanto fin'ora esposto, è chiaro che molteplici meccanismi cooperano tra loro nella regolazione del contenuto idrico dell'organismo umano.

      Vediamo ora quali sono le funzioni vitali svolte  dall'acqua:
      • La funzione solvente: la maggior parte delle reazioni chimiche indispensabili alla vita avvengono tra sostanze sciolte in acqua o a diretto contatto con l'acqua.
      • La funzione di agente di trasporto: l'acqua contenuta nel plasma favorisce il trasposto delle sostanze nutritive, delle sostanze prodotte dalle cellule e di quelle di scarto.
      • La funzione termoregolatrice: grazie alla sudorazione ed alla traspirazione viene, infatti, regolata la temperatura corporea.
      • La funzione idrolitica: l'acqua scinde alcuni composti trasformandoli in composti chimici di minori dimensioni. Reazioni di questo tipo avvengono, ad esempio, durante la digestione.
      • La funzione lubrificante: ad esempio a livello delle membrane sinoviali nelle articolazioni. Inoltre, grazie alla funzione lubrificante, l'acqua mantiene elastica e compatta la pelle e garantisce la giusta consistenza del contenuto dell'intestino.


      Per concludere vediamo una breve panoramica sulle proprietà chimiche dell'acqua che la rendono  una molecola unica, indispensabile per la vita.

      Da un punto di vista chimico, l'acqua (H2O) è  formata da due atomi di idrogeno (H) e un atomo di ossigeno (O), disposti a formare un angolo di circa 104°.

      Figura 2: Molecola d'acqua: l'atomo di ossigeno è rappresentato in rosso, i 2 atomi di idrogeno, invece, sono rappresentati in grigio. L'immagine è tratta da Wikimedia.


      Figura 3: Nella molecola d'acqua, idrogeno ed ossigeno formano un angolo di circa 104°. L'immagine è tratta da Wikimedia.
      Idrogeno ed ossigeno formano tra loro un legame di tipo covalente: questo significa che i due atomi [1] condividono gli elettroni di legame; l'ossigeno, però, rispetto all'idrogeno, attira con maggior forza gli elettroni (si dice che l'ossigeno è più elettronegativo). Questo crea una distribuzione delle cariche elettriche non uniforme e la molecola si presenta polare; dunque, più precisamente, il legame tra ossigeno e idrogeno è dunque covalente polare.

      Figura 4: Legame covalente polare dell'acqua. Covalent bond: polar covalent bonds. Art. Encyclopædia Britannica Online. Web. 14 Mar. 2011.
      L'acqua, dunque, è una molecola polare; tale caratteristica le permette di instaurare particolari legami intermolecolari, noti come legami idrogeno.


      Figura 5: legami idrogeno tra molecole d'acqua. Immagine tratta da Wikimedia.
      I legami idrogeno sono responsabili dello stato liquido dell'acqua a temperatura ambiente e nell'organismo umano.
      È indispensabile che l’acqua rimanga liquida: se formasse dei cristalli di ghiaccio, danneggerebbe le cellule e l'organismo in modo irreparabile.

      Dai legami idrogeno dipende anche l'elevato calore specifico dell'acqua: essa, infatti, è in grado di assorbire grandi quantità di calore, senza subire notevoli aumenti di temperatura. Questa proprietà permette alla nostra temperatura interna di cambiare lentamente, al variare della temperatura esterna.
      I legami idrogeno sono, inoltre, responsabili, della grande energia termica necessaria per far evaporare l’acqua: il sudore forma sulla nostra pelle un sottile strato di acqua che può evaporare solo dopo aver sottratto al nostro organismo una certa quantità di calore.

      Infine, una mappa che riassume schematicamente quanto illustrato in questo post.

      Tania Tanfoglio
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      Bibliografia 

      Paradisi T. Castelli G. Scienza dell'Alimentazione, Le Monnier, 2005.
      INRAN - Linee Guida n°5 - Bevi ogni giorno acqua in abbondanza.


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      Note 

      [1]  Per un breve ripasso su come è fatto un atomo potete leggere l'introduzione del mio post, "La chimica dentro di noi".

      23 febbraio 2011

      Carnevale della chimica su Scientificando

      È on-line il secondo Carnevale della Chimica ospitato da Scientificando: contributi molto interessanti ed un logo originale!


      Naturalmente è presente anche Science for passion con un cruciverba speciale creato per l'occasione! Qui, le soluzioni!
      Buona lettura a tutti!
      Tania Tanfoglio