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21 giugno 2016

Il giorno più lungo dell'anno



Come fai a sapere che oggi è il giorno più lungo dell'anno?
Questa è la domanda che ha ispirato questo post che spiega l'alternarsi delle stagioni e cosa avviene durante i solstizi e gli equinozi.

Probabilmente, cercando on-line, ci sono decine di siti che ne parlano, ma mi è venuta voglia di scrivere, quindi, partiamo dall'inizio, ovvero dai moti della Terra.

La Terra compie due movimenti principali: uno attorno al proprio asse, chiamato rotazione, l'altro attorno al sole, chiamato rivoluzione.Il tempo impiegato dalla Terra per compiere una rotazione intorno al proprio asse è detto giorno; esso è suddiviso in dì (ore di luce) e notte (ore di buio).

La Terra ruota da ovest verso est: è per questo motivo che il sole sorge ad est e tramonta ad ovest.

La Terra compie anche un moto di rivoluzione intorno al sole, con movimento antiorario, che si completa nel corso dell'anno. L'orbita ha una forma di ellisse.

L'afelio è il punto dell'orbita più distante dal sole; un pianeta all'afelio raggiunge la sua minima velocità di percorrenza dell'orbita. Per la Terra, l'afelio viene raggiunto il 4 luglio. Il perielio è, invece, il punto dell'orbita più vicino al sole; un pianeta al perielio raggiunge la sua massima velocità di percorrenza dell'orbita. Per la Terra, il perielio viene raggiunto il 3 gennaio.
Il moto di rivoluzione, unitamente all'inclinazione dell'asse terrestre, rende possibile l'alternarsi delle stagioni. 
Per capire bene il fenomeno, possiamo analizzare quattro momenti particolari che si verificano nel corso dell'anno: i solstizi (d'estate e d'inverno) e gli equinozi (di primavera e d'autunno).
Le date dei solstizi e degli equinozi possono variare leggermente a causa dell'attrazione che il sole e la luna esercitano sul nostro pianeta; in termini scientifici si parla di precessione degli equinozi.

Per comprendere cosa succede durante gli equinozi e i solstizi è bene tenere presente questa immagine e sapere dove si trovano alcuni paralleli di riferimento:



Il solstizio d'estate corrisponde al momento di minima inclinazione dell'asse terrestre rispetto ai raggi solari viene raggiunto il 21 giugno
Durante il solstizio d'estate i raggi solari risultano perpendicolari, a mezzogiorno, sul tropico del Cancro e tangenti al circolo polare artico e al circolo polare antartico. 

Durante il solstizio d'estate tutti i punti a nord del circolo polare artico rimangono illuminati dal sole per 24 ore, mentre tutti i punti a sud del circolo polare antartico rimangono al buio per 24 ore.
Nell'emisfero nord la durata del dì sarà maggiore rispetto a quella della notte; nell'emisfero sud, invece, la durata del dì sarà minore rispetto a quella della notte. All'equatore il dì e la notte avranno la stessa durata. 
La differenza di durata tra il dì e la notte si farà tanto più accentuata quanto più ci avvicineremo verso i poli.
Il solstizio d'estate segna l'inizio di un periodo caldo nell'emisfero nord (estate boreale) ed un periodo freddo nell'emisfero australe (inverno australe).

L'equinozio di primavera cade il 21 marzo; i raggi solari risultano perpendicolari all'asse terrestre e il calore solare è ugualmente distribuito sui due emisferi. 
Il dì dura 12 ore, come la notte
Il solstizio d'inverno corrisponde al momento di massima inclinazione dell'asse terrestre rispetto ai raggi solari viene raggiunto il 21 dicembre
Durante il solstizio d'inverno i raggi solari risultano perpendicolari, a mezzogiorno, sul tropico del Capricorno e tangenti al circolo polare artico e al circolo polare antartico. 
Durante il solstizio d'inverno tutti i punti a nord del circolo polare artico rimangono al buoi per 24 ore, mentre tutti i punti a sud del circolo polare antartico rimangono al sole per 24 ore.
Nell'emisfero sud la durata del dì sarà maggiore rispetto a quella della notte; nell'emisfero nord, invece, la durata del dì sarà minore rispetto a quella della notte. All'equatore il dì e la notte avranno la stessa durata. 
La differenza di durata tra il dì e la notte si farà tanto più accentuata quanto più ci avvicineremo verso i poli.
Il solstizio d'inverno segna l'inizio di un periodo freddo nell'emisfero nord (inverno boreale) ed un periodo caldo nell'emisfero australe (estate australe).
Poiché l'estate boreale cade in afelio essa è leggermente più lunga e meno calda dell'estate australe (la Terra è infatti più distante dal sole e si muove più lentamente).L'inverno boreale, cadendo invece in prossimità del perielio, è leggermente più tiepido e più corto di quello australe. 
L'equinozio d'autunno cade il 23 settembre; i raggi solari risultano perpendicolari all'asse terrestre e il calore solare è ugualmente distribuito sui due emisferi. 
Il dì dura 12 ore, come la notte.

Direi che è tutto.
Non mi resta che augurare una splendida estate a tutti i miei lettori,
Tania Tanfoglio

13 ottobre 2013

Teaching for passion: una raccolta di utili risorse didattiche presenti on-line

Oggi voglio parlarvi di una mia nuova creazione:
Teaching for passion
Si tratta di un documento nato per mettere in condivisone risorse e materiali didattici.
L’obiettivo è quello di scrivere un elenco di risorse utili, suddivise per argomento, da poter consultare facilmente.

Per arricchire Teach for passion, ho deciso di chiedere la collaborazione dei membri del gruppo Facebook ESPERIENZE DIDATTICHE A059/A060

Alcuni di loro si sono proposti come editor e mi aiuteranno a tenere costantemente aggiornato il documento. Per essere nominati editor, è possibile farne richiesta nei commenti nel gruppo, ma è necessario avere un account con Google e un’email Gmail: mi appoggio a Goolge Drive e questo è l'unico modo.

Tuttavia, tutti potranno contribuire all'ampliamento di Teach for passion segnalando risorse.

Le risorse possono essere segnalate nel gruppo ESPERIENZE DIDATTICHE A059/A060 oppure al mio indirizzo info [chiocciola] scienceforpassion [punto] com

Sarò grata a tutti i lettori che vorranno segnalarmi eventuali errori o link non più funzionanti.

Là dove non è stato specificato, le risorse sono state inserite da me: tutte le segnalazioni fatte da altri, verranno sempre opportunamente segnalate con nome e cognome. A richiesta, verrà utilizzato un nick name.

Un consiglio: dove è possibile, scaricate le risorse che vi interessano e conservatele sul vostro PC: con il tempo, alcune risorse potrebbero non essere più disponibili.

Ecco l'indice degli argomenti:

Ecco l'indice degli argomenti:

  1. ALIMENTAZIONE
  2. ANATOMIA
  3. ASTRONOMIA
  4. BIOLOGIA
  5. BULLISMO E CYBERBULLISMO
  6. CANALI YOU TUBE
  7. CHIMICA
  8. COSMETOLOGIA E USO SICURO DEI COSMETICI
  9. DIPENDENZE
  10. ECOLOGIA e AMBIENTE
  11. EDUCAZIONE ALLA SALUTE IGIENE e MICROBIOLOGIA
  12. EDUCAZIONE SESSUALE
  13. ESPERIMENTI
  14. FILM DA PROPORRE IN CLASSE
  15. GEOGRAFIA ASTRONOMICA
  16. GIOCHI DA PROPORRE IN CLASSE
  17. INFOGRAFICHE
  18. INFORMATICA
  19. LIBRI GRATUITI ON LINE
  20. LIBRI E LETTURE DA PROPORRE AI RAGAZZI
  21. LIM
  22. MATEMATICA e GEOMETRIA
  23. MATEMATICA: strumenti di calcolo on line
  24. MAPPE CONCETTUALI
  25. PAGINE PROFILI O GRUPPI FACEBOOK INTERESSANTI
  26. RISORSE PER DISLESSIA DSA ADHD BES
  27. SCIENZE
  28. SCIENZE DELLA TERRA
  29. SITI e APP per CREARE e CONDIVIDERE: LEZIONI, PRESENTAZIONI, QUIZ, MAPPE CONCETTUALI, GRAFICI E DIAGRAMMI
  30. SITI CHE RACCOLGONO IMMAGINI DA UTILIZZARE PER LA DIDATTICA
  31. SITI UTILI PER LA DIDATTICA di MATEMATICA e SCIENZE
  32. VERIFICHE TEST ESERCITAZIONI QUIZ CRUCIVERBA
  33. VIDEO
  34. GLI EDITOR di TEACHING FOR PASSION
Se volete scaricare la versione pdf direttamente sul vostro PC, cliccate qui 

Abbiate solo un po' di pazienza: cliccando il link viene prodotto per voi il pdf aggiornato in tempo reale!!

Ogni tanto, venite a fare un giretto su questa pagina: il file viene costantemente aggiornato.

Per accedere agli argomenti on line:
cliccate nell'indice del documento sull'argomento di vostro interesse, utilizzando  il pulsante sinistro del mouse.

Per accedere ai vari link esterni segnalati nelle diverse discipline:
cliccate sul link CON LA ROTELLINA del mouse.





Buona lettura e buon lavoro a tutti,
Tania Tanfoglio

02 luglio 2012

La fisica della Terra è on-line su Questione della decisione

Dal 30 giugno è on line il Carnevale della Fisica su Questione della decisione: 58 contributi ottimamente proposti dal padrone di casa che così li presenta: 


"Dallo studio della forma e della composizione del pianeta, all'analisi delle forze della natura che spesso sconvolgono la vita degli umani, alle considerazioni più tecniche sull'effetto dei terremoti, al chiarimento su alcune voci che inevitabilmente circolano in momenti come questo, gli autori del carnevale hanno affrontato con intelligenza e competenza molti degli argomenti di questa affascinante scienza. Inevitabilmente alcuni argomenti sono sovra-rappresentati, ma non è certamente un limite, anzi! L'impegno di esperti, insegnanti e blogger è stato encomiabile, evidentemente per l'impatto emotivo che un evento così drammatico porta nella vita di ognuno. La maggior parte dei contributi sono a tema, a riprova di come l'argomento fosse sentito, ma egualmente validi sono anche i lavori non a tema."




Il mio consiglio è di non perdervi quest'importante occasione per imparare qualcosa di più sulle dinamiche che permettono al nostro Pianeta di esistere: conoscerle non ci metterà al riapro dai terremoti e dagli altri eventi naturali ma, forse, ci aiuterà a capirli, ad accettali e ad imparare a conviverci responsabilmente.


Infine ecco la mia piccola enciclopedia, come l'ha definita Paolo Pascucci:
  1. La fisica della Terra: crosta, mantello e nucleo
  2. La fisica della Terra: la teoria della tettonica delle placche
  3. La fisica della Terra: i margini divergenti
  4. La fisica della Terra: i margini trasformi
  5. La fisica della Terra: i margini convergenti
  6. La fisica della Terra: i terremoti
  7. La fisica della Terra: i terremoti e la teoria del rimbalzo elastico
  8. La fisica della Terra: i terremoti e le onde sismiche
  9. La fisica della Terra: i sismografi e le scale sismiche
  10. La fisica della Terra: il rischio sismico e le norme di comportamento
Il mio personale ringraziamento a Paolo e a tutti i blogger che hanno partecipato.
Tania Tanfoglio

28 giugno 2012

La fisica della Terra: il rischio sismico e le norme di comportamento

Rischio sismico e pericolosità sismica
Il nostro Paese è, in gran parte, a rischio sismico.
L’entità del rischio sismico dipende dalla probabilità che in una data zona si verifichi un sisma di elevata intensità.

La distribuzione delle aree sismiche viene indicata attraverso mappe di rischio e mappe di pericolosità
Il rischio è un parametro di tipo geologico: indica la probabilità che una zona sia interessata o meno dall'attività sismica. 
La pericolosità è, invece, legata agli effetti che il terremoto provoca sulle persone. 
Una zona può essere caratterizzata da un elevato rischio ma da una bassa pericolosità; un evento tellurico molto intenso, infatti, se avviene in una zona desertica, non causa danni alle persone o all'ambiente.
La costruzione di edifici antisismici rende una zona a rischio sismico sicuramente meno pericolosa.
Mappa del rischio sismico: Europe-Africa-Middle East dal GLOBALSEISMIC HAZARD ASSESSMENT PROGRAM
Mappa del rischio sismico mondiale dal GLOBALSEISMIC HAZARD ASSESSMENT PROGRAM
Norme di comportamento e prevenzione
DURANTE IL TERREMOTO
1. In un luogo chiuso, ripararsi sotto tavoli, architravi o muri portanti. Tenersi lontano dalle finestre o dai mobili o dagli oggetti pesanti, che potrebbero cadere. Non precipitarsi per le scale e non usare l'ascensore.
2. In macchina, se possibile, non sostare vicino a ponti, spiagge o terreni franosi.
3. All'aperto, portarsi in aree spaziose, lontano da edifici o pendii instabili.
DOPO IL TERREMOTO
1. Spegnere fornelli e altre possibili fonti di incendio.
2. Appena possibile, uscire all'aperto con calma.
3. Utilizzare solo le scale non gli ascensori; se possibile, utilizzare le scale di emergenza.
4. Non rientrare negli edifici danneggiati.
5. Se possibile evitare di utilizzare il telefono.
6. Raggiungere rapidamente i centri di raccolta.

Ecco un ottimo opuscolo della Protezione CivilePer scaricarlo, cliccare sull'immagine.
E per i più piccoli, c'è Civilino!
Se volete conoscerlo meglio, vi consiglio questo post su Scientificando:
CIVILINO E IL TERREMOTO: Cartoon educativo.

Conoscere come è fatta la propria casa è importante per affrontare un eventuale terremoto. Eccovi dunque un'interessante animazione realizzata nell'ambito del progetto EDURISK che ho scoperto grazie a questo psot su Gravità ZeroTerremoto in emilia: cosa fare e come tenersi informati.

Per concludere, vi segnalo l'opuscolo Conoscere il terremoto dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia: Per scaricarlo, cliccare sull'immagine.
Questo post partecipa al 32esimo Carnevale della Fisica ospitato da Paolo Pascucci su Questione della Decisione.

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Tania Tanfoglio

La fisica della Terra: i sismografi e le scale sismiche

Sismografi e sismogrammi
I sismografi sono strumenti che permettono di registrare i fenomeni sismici, rappresentandoli graficamente, attraverso un sismogramma.
Gli strumenti di misurazione moderni funzionano in modo digitale, collegati al computer. Questo semplice disegno, tuttavia, ne spiega bene il funzionamento.
Immagine da Terremoti Onde Sismiche in azione
Quando si verifica un terremoto, il pennino del sismografo resta fermo mentre la carta segue le oscillazioni del suolo e si ottiene il sismogramma.
Immagine di un sismogramma dal sito dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
Il sismogramma permette di valutare i tempi di arrivo delle onde sismiche e l’ampiezza delle oscillazioni prodotte.
La distanza tra il picco delle onde P ed il picco delle onde S è utile per stabilire la distanza tra l'epicentro del sisma e la stazione di rilevamento. Una volta stabilita la distanza del terremoto rispetto a 3 stazioni di rilevamento, è possibile stabilire con precisione l'epicentro come spiegato nell'immagine sottostante della Protezione civile. Attorno a ciascuna stazione si traccia un cerchio di raggio uguale alla distanza stazione-epicentro. Il punto di intersezione dei tre cerchi corrisponde all'epicentro del sisma.
http://www.protezionecivile.gov.it Scheda di approfondimento - Come si calcola l'epicentro di un terremoto
Le scale sismiche
Un primo tentativo per indicare l'intensità di un terremoto si deve al sismologo italiano Giuseppe Mercalli; nel 1902 egli ideò una scala basata sull'osservazione degli effetti del terremoto sull'ambiente e sulle persone. La scala Mercalli era originariamente suddivisa in 10 gradi di gravità; oggi si preferisce utilizzare una scala Mercalli modificata, la Scala Mercalli Cancani Sieberg, con 12 gradi di gravità.
Questo tipo di scala si basa sugli effetti che un terremoto ha sull'ambiente e sulle persone e non valuta l'effettiva forza del sisma; non permette di confrontare tra loro le intensità reali dei terremoti. Immaginate che uno stesso terremoto colpisca un grande centro abitato ed un'area desertica: gli effetti del terremoto e, quindi, la valutazione fornita attraverso la scala Mercalli Cancani Sieberg sarebbero molto differenti tra loro, pur trattandosi del medesimo evento sismico.

Per questo motivo, il sismologo Charles Richter, nel 1935, propose una scala in grado di misurare la magnitudo di un terremoto, ovvero l'energia meccanica che si sprigiona dall'ipocentro. Il procedimento si basa sulla misurazione dell'ampiezza delle onde sismiche e su calcoli matematici. Questo sistema di misurazione è più oggettivo e non risente del luogo dove si effettua la misurazione.


La scala Richter è logaritmica: tra un grado ed il successivo c'è una differenza di 10 volte per quanto riguarda l'ampiezza dei movimenti del terreno; un terremoto di magnitudo 7 è dieci volte più potente di un sisma di magnitudo 6 e cento volte più potente di uno di magnitudo 5. Tra un grado e il successivo c'è una differenza di 30 volte per quanto riguarda l'energia liberata dal sisma; ad esempio, un terremoto di magnitudo 6 è libera un'energia 30 volte maggiore rispetto ad un sisma di magnitudo 5.



Questo post partecipa al 32esimo Carnevale della Fisica ospitato da Paolo Pascucci su Questione della Decisione.



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Tania Tanfoglio

27 giugno 2012

La fisica della Terra: i terremoti e le onde sismiche

Quando si verifica un terremoto l'energia accumulata dalle rocce si libera in forma di onde sismiche.


Le onde che si propagano all'interno della Terra sono dette onde di volume: si distinguono le onde Primarie (onde P) e le onde Secondarie (onde S).

Onde P
Le Onde P sono le più veloci; viaggiano ad una velocità variabile tra i 5,5 km/s e gli 11,5 km/s, in base al tipo di rocce che devono attraversare.
Possono propagarsi sia nei solidi sia nei fluidi (liquidi e gas): per questo motivo, una volta giunte in superficie, possono propagarsi attraverso l'atmosfera e generare i boati.
Le onde P sono onde longitudinali: al loro passaggio le rocce si comprimono e si dilatano  particelle della roccia oscillano parallelamente alla direzione di propagazione dell'onda. 


Onde S
Le Onde S sono più lente e possono propagarsi solo nei solidi.
Le onde S sono onde trasversali perché l’oscillazione delle particelle avviene trasversalmente rispetto alla direzione di propagazione dell'onda.

Onde P e Onde S direttamente dal sito dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
Onde superficiali
Oltre alle onde di volume, esistono anche le onde superficiali che partono dall'epicentro.
Queste onde sono le più lente ma provocano oscillazioni importanti che causando danni gravi.
I due tipi principali sono.
Le Onde di Rayleigh assomigliano alle onde che si propagano quando si lancia un sasso in uno specchio d'acqua. Fanno vibrare il terreno secondo orbite ellittiche e retrograde rispetto alla direzione di propagazione dell'onda.
Le Onde di Love fanno vibrare il terreno sul piano orizzontale. Le particelle si muovono in senso trasversale ed orizzontale rispetto alla direzione di propagazione dell'onda.

Immagine direttamente dal sito dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
Quando la Terra è colpita da un sisma particolarmente intenso vibra per parecchie ore, in alcuni casi anche per giorni. Queste vibrazioni a bassissima frequenza sono chiamate oscillazioni libere.

Questo post partecipa al 32esimo Carnevale della Fisica ospitato da Paolo Pascucci su Questione della Decisione.


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Tania Tanfoglio

La fisica della Terra: i terremoti e la teoria del rimbalzo elastico

Nel post precedente ho introdotto i terremoti e li ho suddivisi in base alle cause che scatenano l'evento sismico.
In questo post voglio presentarvi la teoria del rimbalzo elastico che spiega l'origine di un terremoto tettonico.
  • Le rocce, sottoposte a forse endogene inizialmente si deformano in modo elastico ed accumulano energia.
  • Quando viene superato il limite massimo della loro resistenza, le rocce si rompono liberando l’energia accumulata sotto forma di onde sismiche.
  • In questo modo si forma una frattura ed i blocchi di roccia risultano spostati reciprocamente.
  • L’attrito tra i due blocchi di roccia permette l'accumulo di nuova energia fino a quando non si verificherà un nuovo evento sismico.
Ecco una chiara immagine del fenomeno.
Immagine dal sito della Southern Utah University per un approfondimento in inglese sul tema dei terremoti.
Quindi in un ciclo sismico si distinguono quindi 4 stadi:

  • Stadio inter-sismico: accumulo di energia, una parte della quale si libererà poi come vibrazioni.
  • Stadio pre-sismico: la deformazione elastica della roccia si accentua progressivamente fino a livelli critici di resistenza della roccia.
  • Stadio co-sismico: l’energia accumulata si libera producendo il terremoto.
  • Stadio post-sismico: la regione colpita si avvia verso un nuovo equilibrio, anche attraverso una serie di scosse (repliche) che possono protrarsi per mesi o per anni.

Questo post partecipa al 32esimo Carnevale della Fisica ospitato da Paolo Pascucci su Questione della Decisione.


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Tania Tanfoglio

26 giugno 2012

La fisica della Terra: i terremoti

Tutti noi sappiamo cos'è un terremoto. Ma, come lo definiscono i geologi?
Un terremoto è un’improvvisa vibrazione della Terra prodotta dalla rottura e dal movimento delle rocce all’interno della litosfera. 


Ipocentro ed epicentro
Immagine dal sito http://www.assvolontaricampani.org
Il Terremoto ha origine, all'interno alla litosfera, in un punto, detto ipocentro: dall'ipocentro le onde sismiche si propagano in tutte le direzioni.

Se il sisma ha un ipocentro sottomarino, possono generarsi onde gigantesche: i maremoti o tsunami.

In base alla profondità dell'ipocentro è possibile classificare un terremoto.

  • Terremoti superficiali: l’ipocentro è compreso tra 0 e 70 Km. di profondità 
  • Terremoti intermedi: l’ipocentro è compreso tra 70 e 300 Km. di profondità
  • Terremoti profondi: l’ipocentro supera i 300 Km di profondità.
A parità di energia liberata, un terremoto superficiale è più intenso di un terremoto profondo.
Sotto una certa profondità  le rocce evidenziano un comportamento plastico, malleabile che non permettere la produzione di terremoti. Non si conoscono ipocentri con profondità maggiore di circa 700 km. 
Il punto sulla superficie della Terra, perpendicolare all'ipocentro, è l'epicentro: raggiunto dalle onde sismiche con particolare intensità.

I fenomeni sismici che vengono registrati solo a livello strumentale sono piuttosto comuni e prendono il nome di microsismi

Origine dei terremoti e loro localizzazione
I sismi che si verificano lungo i margini delle zolle litosferiche sono noti come terremoti tettonici e sono causati dai movimenti delle placche della litosfera.

Queste scosse, di solito molto profonde, sono concentrate lungo l'anello di fuoco dell'Oceano Pacifico.
I terremoti di origine tettonica possono comunque verificarsi anche nelle zone delle dorsali medio-oceaniche ma sono raramente avvertiti dall'uomo.
Immagine dal sito http://ilprofessorechos.blogspot.it con l'approfondimento Terremoto in Cile: l'anello di fuoco
Un altro ambiente dove possono svilupparsi i terremoti tettonici è la zona va dal mar Mediterraneo, al mar Caspio, all'Himalaya, fino al Golfo del Bengala. Questa zona comprende, quindi, anche l'Italia.
Le scosse, solitamente, generano terremoti superficiali o intermedi.
Raramente terremoti distruttivi di origine tettonica possono verificarsi anche in aree lontane dai margini delle zolle.

I terremoti vulcanici, invece, sono generati dai movimenti del magma, che risale in superficie all'interno di un vulcano.
Sono terremoti raramente distruttivi e che spesso segnalano l'imminenza di eruzioni vulcaniche,prossimità del cratere del vulcano, una serie di piccoli terremoti segnala la rottura delle rocce. Ad esempio, sull'isola di Hawaii, prima di un'eruzione i sismografi registrano mille piccole scosse circa al giorno.

Infine i terremoti locali sono percepiti all'interno di un’area molto ristrettapossono essere causati da: crolli all'interno di grotte carsiche, grandi frane o esplosioni.

Questo post partecipa al 32esimo Carnevale della Fisica ospitato da Paolo Pascucci su Questione della Decisione.


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Tania Tanfoglio

La fisica della Terra: i margini convergenti

Anche oggi vi presento un altro post dedicato alla fisica della Terra: parliamo dei margini convergenti. Sono noti anche come margini distruttivi perché le due placche si avvicinano e portano alla riduzione della litosfera.


Quando due placche si muovono una verso l’altra, si assiste a fenomeni diversi in base al tipo di crosta, oceanica o continentale, che si trova in corrispondenza dei margini. 


Possiamo avere tre situazioni assai differenti tra loro:

Scontro di crosta oceanica con crosta oceanica.
Scontro di crosta oceanica con crosta continentale.
Scontro di crosta continentale con crosta continentale.

Scontro di crosta oceanica con crosta oceanica
Nello scontro tra due zolle oceaniche, una delle due sprofonda (in termini tecnici si dice che subduce) al di sotto dell’altra. Il piano lungo il quale avviene la subduzione si chiama  Piano di Benjoff. Queste zone sono intensamente sismicheMan mano che penetra nell'astenosfera la zolla oceanica in subduzione fa incontro a parziali fusioni. in questo modo si originano serbatoi magmatici da cui, attraverso le fratture crostali, fuoriesce il magma. In questo modo nascono isole vulcaniche come l’arcipelago nipponico o quello filippino.

Scontro di crosta oceanica con crosta continentale
La zolla oceanica,  più densa e pesante, sprofonda. La  crosta continentale, formata da  materiale più leggeri, si deforma: in questo modo si assiste alla nascita di nuovi sistemi montuosi allineati lungo le coste, come la Cordigliera delle Ande.
Sono sempre presenti fenomeni vulcanici: il materiale magmatico deriva dalla fusione della zolla oceanica in subduzione. 

Scontro di crosta continentale con crosta continentale
Quando si scontrano due placche continentali, costituite di un materiale roccioso meno denso rispetto a quello oceanico, nessuna delle due è sufficientemente pesante da sprofondare nell'astenosfera.
I margini si sovrappongono dando origine alle  catene montuose, come il sistema Alpino-himalayano.


Tutte le immagini le trovate sul sito http://www.vialattea.net in questo post: formazione e le caratteristiche dei vulcani presenti negli archi insulari.


Questo post partecipa al 32esimo Carnevale della Fisica ospitato da Paolo Pascucci su Questione della Decisione.



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  9. La fisica della Terra: i sismografi e le scale sismiche
  10. La fisica della Terra: il rischio sismico e le norme di comportamento

Tania Tanfoglio

25 giugno 2012

La fisica della Terra: i margini trasformi

Dopo aver visto le caratteristiche dei margini divergenti e quali fenomeni li caratterizzano, vediamo ora i margini trasformi.


Lungo i margini trasformi si assiste ad uno scorrimento laterale delle placche litosferichenon c'è né distruzione né produzione di nuova litosfera e si parla, quindi, di margini conservativiL'attrito causa periodicamente fenomeni sismici intensi, non associati a fenomeni vulcanici.
Margine trasforme. dal sito http://www.tecnicocavour-vc.it/
Il piano di contatto tra i due blocchi è noto come faglia.  Una delle più famose è la faglia di S. Andreas, in California. I terremoti che colpiscono questa zona sono, dunque, particolarmente forti e sono dovuti allo scivolamento tra la placca del Pacifico e la placca nordamericana.

Dipartimento di Geologia e Geodesia Università di Palermo: Studio dei margini
Nel prossimo post vedremo i margini convergenti.


Questo post partecipa al 32esimo Carnevale della Fisica ospitato da Paolo Pascucci su Questione della Decisione.



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Tania Tanfoglio